Articoli tratti dal Bollettino del D.A.C.I.
IL DOGO ARGENTINO CUCCIOLO
Uno sguardo d’insieme alle caratteristiche principali di questo splendido, anche se non semplicissimo cane, pone obbligatoriamente il passaggio dalle sue origini storiche. È innanzitutto necessario considerare le razze che hanno concorso all’affermazione di quello che solo nel 1973 fu riconosciuto come Dogo Argentino.
Grazie alla selezione operata dal Dott. Antonio Nores Martinez, che impiegò Mastini, Bulldog e Bull terrier, incrociandoli con il Cane da combattimento di Cordoba, furono delineati i tratti principali di questa razza. Parliamo sicuramente di razze con un temperamento da non sottovalutare, la loro capacità di risposta agli stimoli è sicuramente elevata, in particolar modo se lo stimolo è un altro cane! Un aspetto sicuramente positivo risiede nel fatto che trattandosi di molossoidi, la loro maturazione tende ad essere un po’ più lenta della media, vedremo in seguito come questo aspetto può giocare a favore del proprietario. La propensione genetica, da parte di queste razze, ad essere scarsamente arrendevoli riguardo il confronto fisico con altri cani, fanno del Dogo Argentino un cane non propriamente adatto a tutti. Nel suo splendido rapporto con l’essere umano, con il quale riesce ad istaurare rapporti ottimi, se adeguatamente “educato”, risiede l’indole piuttosto pacata tipica del molossoide. Resta però altrettanto evidenteche essendo stato in passato impiegato nei combattimenti tra cani, le femmine ed in modo particolare i maschi, tendono a non essere tolleranti nei confronti di soggetti che non si mostrano da subito amichevoli. La scelta del cucciolo dovrà pertanto essere attenta, i pochi soggetti che fin dai 30-40 gg. si mostrano inclini a pratiche di pesante gioco fisico con i fratellini, necessiteranno di una più attenta gestione durante la crescita, andranno per esempio messi a contatto con soggetti equilibrati, adulti o adolescenti, che ne limitino l’”esuberanza”. Questo tenderà a farne buoni cani adulti.
Per quanto riguarda l’aspetto relazionale con l’essere umano, la scelta dovrà ricadere su soggetti che manifestino la giusta curiosità per le persone, non essendo né troppo schivi né troppo interessati all’interazione. La troppa curiosità ed il poco rispetto durante le interazioni, spesso è sintomo di eccessiva confidenza, che in soldoni si traduce con comportamenti aberranti che poi andrebbero rapidamente corretti. Ciò nonostante, da questo punto di vista, il Dogo Argentino racchiude in sé delle qualità degne di nota, risulta sviluppare infatti, come accennato, degli ottimi rapporti con l’essere umano. Tende inoltre ad avere rispetto totale per i bambini, risulta pertanto essere un buon cane da famiglia. Svolge infatti senza problemi il compito di guardiano unito al rispetto ed alla generosità nei confronti dei membri del gruppo famigliare.
Anche l’arrendevolezza, testata similmente a quanto effettuato nel test di Campbel, mantenendo saldamente ma con delicatezza con la mano il cucciolo in posizione supina, valutando se esso risulti da subito combattivo o arrendevole, porta alla comprensione, unitamente al tempo che impiegherà a raggiungere la situazione di resa, della capacità di tollerare le costrizioni.
Trascorsi i 70-75 gg. con fratelli e sorelle della cucciolata, sarà possibile inserirlo nel suo nuovo ambiente. Da questo momento dovrebbe partire il percorso educativo del cucciolo, che dovrà essere mirato alla creazione del corretto rapporto tra cane e proprietario, inserendo da subito la corretta gestione di risorse, quali cibo, gioco, attenzioni, contatto fisico, etc. Non è assolutamente da dimenticare che in base alla gestione dell’animale, qualsiasi cosa può divenire risorsa, pertanto degna di essere difesa, spesso anche con atteggiamenti aggressivi, non particolarmente spiccati in questa razza.. Certamente una buona partenza, appoggiandosi a professionisti competenti, stronca sul nascere ogni tipo di malinteso. Attendere i 6 mesi o l’anno di vita del soggetto, tende a far insorgere comportamenti che spesso andranno riveduti e corretti. In ultima battuta, non certo per importanza, l’aspetto legato alle corrette fasi di socializzazione è da considerarsi di competenza sia del allevatore che del neo-proprietario, in entrambi i casi essi dovranno premurarsi di mettere il cucciolo nelle condizioni migliori, al fine di portarlo correttamente a conoscenza del mondo che lo circonda.
Rifacendomi a quando detto in apertura, trattandosi di cani con una maturazione piuttosto lenta, tali processi risultano un po’ più estendibili nel tempo, ma non per questo da considerarsi meno importanti od impellenti. Fino intorno all’anno di vita, per i maschi, e sette/nove mesi, per le femmine, questa razzaresta ancora piuttosto malleabile. Si presta bene anche ad interventi “dell’ultimo minuto”, infatti con un corretto programma educativo personalizzato, tendono a comprendere rapidamente la strada da intraprendere per essere buoni compagni di vita.
Chiudo come spesso mi capita di fare, dicendo che è meglio prevenire che ...



